Per Leggere

Semestrale di commenti, letture, edizioni e traduzioni

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La rivista “Per leggere” è nata con una vocazione pedagogica. Ha scelto, infatti, di occuparsi delle opere della letteratura con un’attenzione particolare ai generi della lettura (la lectio, il commento, l’edizione, la traduzione…), cioè a quelle forme di scrittura che sono nate al servizio della lettura, con l’obiettivo esplicito di promuovere le opere letterarie attraverso la loro spiegazione, narrazione o argomentazione. Tuttavia, avere una vocazione pedagogica non significa automaticamente essere utili all’attività didattica dei professionisti dell’insegnamento.

La didattica della letteratura è una disciplina nuova, che richiede che all’antica pratica della lettura dei testi si affianchi almeno una riflessione sulla lettura e, quindi, necessariamente, sull’apprendimento, cioè su come e su cosa si impara a partire dalla lettura delle opere della tradizione (e, perché no, dalla scrittura, dall’ascolto, dalla discussione…).
Mi piace quindi iniziare questa rubrica riprendendo una considerazione di uno degli studiosi italiani che più si sono impegnati nella fondazione di questo filone di studi, il comparatista Remo Ceserani, il quale, dopo aver letto e commentato gli scritti dello psicologo Jerome Bruner, ha sostenuto che la scoperta del valore cognitivo della narrazione «dà d’improvviso alla letteratura, che del raccontar storie si nutre, uno spazio di straordinaria importanza nella nostra vita mentale, e anche sociale e culturale (che forse noi studiosi di letteratura non ci saremmo aspettati), ma anche una notevole responsabilità» (R. Ceserani, Guida allo studio della letteratura, Laterza 1999, p. 202).
La letteratura, stando alle scoperte e alle indicazioni di Bruner, non servirebbe solo all’educazione linguistica (cioè all’alfabetizzazione). «Una buona educazione letteraria – dice ancora Ceserani – serve a muoversi con la mente sveglia e flessibile, i sensi affinati, le facoltà di interpretazione e confronto dialogico allenate, e anche la strumentazione più adatta, in quel grande “gioco dell’orientamento” che è la vita nelle nostre società postmoderne» (ivi, p. xxxii).
A cominciare da questo momento, grazie soprattutto al contributo indiretto fornito dalla sociologia della vita quotidiana, dalla pedagogia narrativa, dalla psicologia culturale, dall’antropologia e dalle neuroscienze, si è aperto un dibattito che rende oggi possibile riaffermare con forza il ruolo fondamentale dell’esperienza letteraria. Si è passati quindi, in breve tempo, dal grido di allarme lanciato per una “letteratura in pericolo” (per usare l’espressione di Tzvetan Todorov, che all’argomento ha dedicato un fondamentale pamphlet) a una visione della letteratura potenzialmente in ascesa, capace di ridefinire la propria funzione sociale e cognitiva all’interno delle istituzioni scolastiche e non solo.
Ma perché ciò accada occorre tener presente che gli studi letterari – quelli che propriamente sono riconosciuti come “ricerca” dal mondo accademico – coltivano perlopiù un’idea di lettura ristretta al testo, alla catena di enunciati che lo compongono. Il testo, per il letterato, è un oggetto simile a un quadro posto sotto gli occhi del lettore, o a uno spartito da suonare: esso non cambia a ogni nuovo sguardo o ad ogni nuova esecuzione. Lo studio letterario, interessato ai processi storici (sociali, economici, ecc.) o psicologici che conducono alla realizzazione del testo (il risultato), rimane sostanzialmente indifferente al lettore concreto e all’atto della lettura inteso come fenomeno unico e irripetibile.
È un approccio che ha favorito lo sviluppo di strumenti di analisi testuale molto raffinati, utili allo studio approfondito dei singoli testi, alla loro comprensione e interpretazione e, eventualmente, al loro restauro, oltre che alla comparazione con altri testi. Grazie agli sviluppi della filologia, della stilistica, della retorica, della semiologia, della narratologia ecc., oggi i laureati in lettere – e con essi gli studiosi di altre discipline interessate all’interpretazione dei testi – dispongono un kit ermeneutico flessibile e orientabile, capace di sottoporre ad analisi microscopiche una grande varietà di oggetti letterari. Tuttavia, la chiusura degli studi letterari alla lettura come atto concreto, psicologicamente e storicamente situato, che coinvolge la mente e il corpo del lettore, per quanto sia ancora funzionale all’identificazione della disciplina e alla sua stessa epistemologia, ha delle conseguenze notevoli sulla didattica della lingua e della letteratura e, quindi, sulle modalità di utilizzo dei testi letterari nelle scuole.
Oggi, per mettere pienamente a frutto le potenzialità dell’esperienza letteraria abbiamo bisogno di pensare al testo dal punto di vista di una “estetica integrata della lettura” (è un’espressione usata da Marielle Macé nel suo fondamentale saggio Façon de lire, maniere d’être, Gallimard 2011, p. 50), che tenga conto dell’esperienza cognitiva e fisica del lettore, il quale attraverso la lettura orienta le proprie azioni e dà un senso, una direzione alla propria vita.
Certo, fondare la disciplina letteraria sulla lettura intesa come esecuzione e, quindi, come esperienza concreta, significa anche aprirsi alla dimensione performativa dell’insegnamento, rimettendo in discussione molte pratiche didattiche consolidate. Ma sarebbe un cambiamento in linea con quello che la società già chiede ai sistemi educativi, che stanno gradualmente transitando da una didattica centrata sulla trasmissione di saperi a una didattica centrata sull’allenamento di competenze.
È sufficiente, per così dire, abbandonare le preoccupazioni per il testo e per la sua manutenzione straordinaria – compiti del filologo e del critico – per concentrarsi sugli effetti – anche devastanti – della lettura e in generale della fruizione dei testi sulle persone. Non su persone qualsiasi, naturalmente, ma proprio quelle persone lì, con le quali ci troviamo, noi insegnanti, a condividere spazi, suoni, visioni e emozioni. Gli strumenti ci sono, i metodi anche.
Avanti dunque, al grido di que viva letteratura!

 

 

Simone Giusti

Simone Giusti è insegnante, formatore e saggista www.simonegiusti.eu

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